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martedì 12 giugno 2012

“Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro.
Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite”

(Iqbal Masih, parole pronunciate, quando aveva 11 anni, alla Conferenza Internazionale sul lavoro, Stoccolma, 1994)

Iqbal Masih ((Muridke, 1982/1983 – Lahore, 16 aprile 1995) è il bambino pakistano che osò ribellarsi alla condizione di semi-schiavitù come tessitore di tappeti, e denunciare le industrie dei tappeti pachistani che sottoponevano a feroce sfruttamento i bambini dai 4 anni in su.
A 5 anni era stato venduto dai genitori, costretti dalla miseria e dai debiti, ad un fabbricante di tappeti; per 6 anni venne tenuto legato al suo telaio dopo che aveva tentato di fuggire dai suoi sfruttatori; la paga per un bambino era una rupia (= 55 lire) per 12 ore di lavoro al giorno.
Iqbal a poco più di 10 anni, divenne il simbolo della ribellione al più feroce degli schiavismi, quello che rendeva schiavi i bambini, e fu invitato a varie Conferenze internazionali.
Ricevette una borsa di studio, ma la rifiutò: aveva deciso di rimanere in Pakistan per aiutare ancora i bambini del suo Paese.
Nel 1995, partecipò a Lahore ad una conferenza contro la schiavitù dei bambini. Grazie a lui, circa tremila piccoli schiavi poterono uscire dal loro inferno: sotto la pressione internazionale, il governo pakistano fu costretto a chiudere decine di fabbriche di tappeti.
Iqbal però era divenuto un problema: per la mafia locale era un pericolo, ed era un personaggio scomodo per chi sul lavoro dei bambini si arricchisce... iniziarono le prime minacce di morte e il 16 aprile 1995, a 12 anni, Iqbal venne ucciso con un colpo di fucile.
Sognava di diventare avvocato e difendere i deboli e gli indifesi...sognava che ogni bambino sulla Terra avesse un sorriso, una scuola e un aquilone da far volare...



Giornata Mondiale contro il lavoro e lo sfruttamento minorile

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